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Pur con moderne tecniche agricole, ha mantenuto i tratti di tradizionale comunità rurale. Serdiana è un paese del Parteolla di meno di tremila abitanti celebre per olivicoltura e viticoltura di altissima qualità. Produce pregiati vini famosi in tutto il mondo: cannonau, monica, nuragus, vermentino, malvasia e moscato. Li potrai degustare, insieme a prelibatezze locali, a fine maggio in occasione di Cantine aperte-Wine day. All’agricoltura è associato l’allevamento, con produzione di pecorino e ricotta. La cucina si rifà al mondo agropastorale: malloreddus, fregula, carni arrosto e dolci di mandorle, miele e sapa. Alle coltivazioni si affiancano lecci, macchia mediterranea in sentieri da percorrere nell’area verde attrezzata di s’Isca manna. Potrai fare birdwachting a su Stani saliu, piccolo stagno salato, dove d’inverno sostano cavalieri d’Italia e fenicotteri rosa.

Il centro storico conserva case campidanesi ‘a corte’. In una di esse, casa Mura, residenza di pregio architettonico del 1855, è in allestimento il museo etnografico e archeologico, dove scoprirai la memoria storica serdianese. Vicino ammirerai il Castello Roberti, risalente al XVIII secolo: due torri merlate stringono al centro la residenza nobiliare articolata su due piani. Nell’ala est della fortezza c’è la suggestiva chiesetta di Sant’Antonio da Padova, costruita in tufo con forme di cappella padronale. Al 1125, quando si insediarono i monaci benedettini, risale la chiesa di Santa Maria di Sibiola, un piccolo capolavoro d’arte romanica. Si erge in una collina a tre chilometri dal paese, circondata da oliveti. Presenta due navate, ognuna con propri ingresso e abside, divise da arcate, e facciata di conci squadrati di vari colori. L’arredo è romanico: dietro l’altare era collocato ‘Il giudizio universale’, retablo di fine XV secolo, attribuito al maestro di Olzai, custodito nella pinacoteca nazionale di Cagliari. L’acquasantiera romanica originale fu trasferita nella parrocchiale del Santissimo Salvatore, costruita tra XV e XVI secolo in forme neoclassiche e tardo-barocche. Il patrono viene festeggiato a metà maggio con riti sacri e spettacoli e a novembre con liturgie, ‘favata’ e degustazione di vini novelli. Le celebrazioni più sentite sono a inizio settembre in onore di Santa Maria e San Raffaele. Nelle processioni i simulacri dei santi sono accompagnati da fedeli, gruppi folk, cavalieri, traccas (carri a buoi addobbati) e suonatori di launeddas. A metà gennaio si accendono i falò in onore di San Sebastiano, a inizio febbraio si celebra la Candelora, ricorrenza della purificazione della Vergine.

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